Milano. Cammino verso piazza del Duomo. In quella stradetta sinuosa dove s’allunga via Circo portandosi con sé piazza Mentana, tra cortili senza tempo contesi dalla calura estiva e da provvidenziali proiezioni d’ombra, il ristorante Santa Marta attende, paziente, il passante.

In quella via sottratta alla furia edificatoria delle city life tutte uguali e dove ancora puoi trovare rifugio dalla frenesia cittadina, là stava, sicura di sé, quella insegna: “Santa Marta Ristorante. Cucina a prevalenza di pesce”.

Scritto così, in italiano. Per questa volta niente inglese, nessuna formula accattivante e innovativa per colpire il cliente. Nessuna app smart che ti porta i piatti a casa tramite un poveretto costretto a folli slalom tra tram e macchinoni. Niente hashtag da condividere.

Un ristorante che si chiama ancora ristorante e che si accontenta di essere e di fare solo il ristorante. “A prevalenza” di pesce. La bellezza delle cose semplici, appena un passo a lato dal caos.

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