“Chi tace acconsente”. Sì, credere è saper acconsentire alle ragioni mute del mistero piuttosto che volerle spiegare agli altri. Il maestro tace, l’allievo impara ad ascoltare in assenza. Il documentario di Alessandro Comodin, “Fiori bianchi“, ha colto fino in fondo la lezione dei grandi saggi: minus dicere, dire di meno per comunicare di più; scrivere, mostrare, per sottrazione. In questi anni, settimane, giorni, ore che giungono a saturarci con paccottiglia volgare e perfino ridicola, ci salva il silenzio di una pellicola che si limita a seguire una giornata di Paul e Blanche, novantenni di un paesino in Savoia. Leggere ciò che non è mai stato scritto: è tra le pieghe delle esistenze considerate marginali, sconfitte, al termine, ai bordi della storia che avanza, che si può trovare ancora la meraviglia, lo stupore, il recupero di un rapporto di mimesis con la natura e con noi stessi che sia degno, in equilibrio, profondo. Un po’ come per “La terra buona“.

Alessandro Comodin, Fiori bianchi, documentario, durata 30 minuti, 2019: lo potete trovare qui.

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