Ricevo ora una mail: “Carissimo/a,benchè sia subissato/a di mail, ti chiedo di fare un ulteriore sforzo nel leggere questa interessante proposta”.

Avverto immediato un senso di fastidio, fin troppo conosciuto. Cosa è che stona in questo messaggio? Sì, lo scrivente ha colto nel segno: siamo subissati da comunicazioni, immersi in processi informativi che aumentano e si complessificano di giorno in giorno. Bandi da presidiare, partnership da costruire, progetti da scrivere, petizioni da firmare, cause umanitarie da sostenere, appelli da diffondere, percorsi partecipativi da coprogettare, il seminario imperdibile a cui (pre)iscriversi via mail. Si potrebbe andare avanti così ancora a lungo.

Nonostante si renda conto della situazione insostenibile in cui la maggior parte di noi è sottoposta, il mittente non arretra, anzi rilancia: “…ti chiedo di fare un ulteriore sforzo nel leggere questa interessante proposta”. Siamo come schiavi di questa frenesia, un mix esplosivo di afflato filantropico, spinte cooperative alla partecipazione, condivisione obbligatoria di progetti, idee e buone intenzioni esibite con la facilità con cui si liquida un caffè la mattina.

Osiamo tirare il fiato! Non siamo fatti per essere infarciti di troppe sollecitazioni, neanche se si trattasse delle migliori cause per il progresso dell’umanità intera. La mia maestra delle elementari usava ricordarci spesso questo monito: “Il troppo stroppia”. Il troppo, l’eccesso non ci consentono di fare bene le cose fino in fondo, di viverle pienamente al meglio di noi stessi, con quella profondità feconda, che ci fa crescere. Al contrario, ci seducono per poi lasciarci sulla superficie delle cose, distogliendoci da una centratura interiore a cui tutti aspiriamo.

Equilibrio tra i nostri fuori e i nostri dentro, tra spazi pubblici condivisi e luoghi intimi, da rivelare ai pochi verso cui sentiamo una vera apertura. Sono profondamente convinto che una delle sfide più importanti da raccogliere in questi anni sia proprio quella di arretrare, dire no alle situazioni che ci spingono verso l’effetto infarcimento. No, non siamo chiamati a diventare dei mega sandwich imbottiti di mille ingredienti. Osiamo semplificare le nostre vite.

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