Scoperto al Vinissage dell’anno scorso, questo vino mi colpì subito per il suo carattere sui generis. Biologico, ma senza esibirlo. Nessuna paura nel dichiararsi figlio di papà Merlot e di mamma Barbera, un blend composto da vitigni autoctoni (siamo nel Piacentino) e internazionali. Sì, si può fare un grande vino, biologico, mixando con sapienza caratteri locali e suggestioni lontane. Si può perfino azzardare l’uso di barrique (anche) di primo passaggio.

Bevuto oggi a pranzo, insieme a tagliolini e funghi mi ha regalato il suo spirito leale e sincero. Dopo dieci anni nella sua bottiglia conserva ancora una ottima acidità, accompagnata da una piacevole sapidità. Frutta rossa matura, ciliegie, amarene, prugne. Senza scivolare mai, nemmeno per scherzo, nel marmellatoso. Spezie, quelle sì: pepe nero, cuoio, un leggero sottobosco. Fine sia al naso sia in bocca, nessuna nota alcolica disturba l’assaggio. Buona persistenza, grande equilibrio finale. Non stanca il palato, aguzza i sensi e, anzi, rilancia la sfida dell’assaggio. Come i migliori amici vorresti averne sempre un po’ da parte. Uno dei vini del cuore.

Rosso Emilia IGT, Inventato dell’Uccellaia 2007. Vitigni: Merlot e Barbera. 12 mesi in barrique nuove e di secondo passaggio. Poi acciaio e affinamento in bottiglia. Titolo alcolometrico volumico: 14%. Azienda Agricola Uccellaia, Albarola (PC).

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